Enrico Stamato (Digiesse PraiaTortora) a ISNC: “Dalla cantera alla Serie D: così cresciamo i giovani. Futuro? Sono pronto per una Prima Squadra”

Tra la passione per la tecnica di base e la fame di campo, Enrico Stamato rappresenta una delle figure chiave nella crescita dei giovani talenti della Digiesse PraiaTortora. Allenatore del settore giovanile e punto di riferimento per i percorsi di Individual Training, mister Stamato si racconta in questa intervista a 360 gradi: dalla carenza di “calcio di strada” nelle nuove generazioni alla formazione del calciatore moderno, fino alle ambizioni personali per il futuro e allo storico ritorno del club in Serie D.

Bentrovato Enrico. In cosa consiste esattamente il tuo percorso di Individual Training e a chi si rivolge principalmente? “L’Individual Training è il percorso di perfezionamento focalizzato sulla tecnica individuale calcistica e sulla sua applicazione pratica. Il programma è progettato specificamente per ragazzi e ragazze nella delicata fascia d’età dai 9 ai 13 anni, che rappresenta il momento d’oro per l’apprendimento motorio e coordinativo. Per spingere la crescita dei ragazzi oltre i propri limiti, abbiamo evoluto la nostra struttura: il percorso, precedentemente diviso in 4 step, da quest’anno si articola in 3 step più complessi e intensi”

“Questo cambiamento garantisce una progressione didattica più profonda, mirata e sfidante per ogni singolo partecipante. Inoltre, il percorso non si limita all’allenamento isolato. Durante le 3 settimane di corso organizziamo tornei interni dedicati — come il “The Cage 3vs3”, il beach soccer e la Mini Kings League — in cui i ragazzi possono mettere alla prova quanto appreso, mostrando i loro progressi nei duelli e nelle fasi situazionali all’interno di un contesto agonistico sano e stimolante”

Negli ultimi anni il lavoro individuale è diventato fondamentale nel calcio moderno. Qual è l’aspetto su cui noti le carenze maggiori nei giovani d’oggi (tecnico, tattico o coordinativo)? “Da quello che ho potuto osservare direttamente in campo e da ciò che sto studiando nei vari meeting e corsi di formazione, in Italia a livello giovanile la carenza maggiore è quella tecnico-coordinativa, causata da un eccesso precoce di tattica. Senza coordinazione non c’è tecnica: se un bambino non ha una buona percezione spazio-temporale o non sa stare in equilibrio, non riuscirà mai a fare uno stop orientato perfetto o a calciare al volo in modo efficace”

“A questo si aggiunge un fattore determinante: manca tantissimo la strada! Con la scomparsa del “calcio di strada”, i bambini non giocano più per ore all’aperto nei cortili, un contesto che sviluppava spontaneamente le capacità coordinative (equilibrio, orientamento spazio-temporale, differenziazione cinematica) e la tecnica di base. In sintesi, i giovani calciatori italiani non hanno affatto carenze tattiche; al contrario, sono iper-tatticizzati a scapito di una strutturazione tecnica e coordinativa carente, che finisce per soffocarne il talento e l’imprevedibilità — un aspetto che considero fondamentale nel calcio moderno”

Come riesci a calibrare il lavoro del singolo all’interno di uno sport di squadra come il calcio?
“A livello tecnico, la calibrazione del lavoro individuale si focalizza sulla didattica del gesto analitico e situazionale, isolando il giocatore dal contesto di squadra per correggere i difetti posturali, coordinativi ed esecutivi. Una volta impostato il gesto, iniziamo a introdurre la “pressione” tramite gli 1vs1, dove il ragazzo deve scegliere come usare i “mezzi” messi a disposizione, sia in fase offensiva che in fase difensiva”

“Quando il gesto analitico diventa fluido, la calibrazione tecnica individuale deve essere testata in contesti progressivamente più complessi: pressione di tempo, pressione di spazio e pressione avversaria. Dall’1vs1 si passa poi al situazionale vero e proprio con i duelli collaborativi, fino al raggiungimento della partita, dove i ragazzi devono scegliere le migliori soluzioni che solo il gioco reale può determinare. In tutto questo percorso, considerare l’errore come elemento fondamentale è la chiave per la crescita del ragazzo”

Come giudichi la stagione appena conclusa con le giovanili della Digiesse PraiaTortora e quali sono i principi cardine su cui hai impostato il lavoro? “Per quanto riguarda la crescita dei bambini e dei ragazzi ci riteniamo molto soddisfatti del lavoro svolto in questa stagione. Ovviamente c’è sempre da migliorare e siamo già al lavoro per alzare l’asticella sotto tutti i punti di vista. Abbiamo la fortuna di essere uno staff molto coeso: ci confrontiamo tanto e cerchiamo di lavorare in sinergia per il bene dei ragazzi in primis e poi della società.”

“I principi cardine del nostro modo di lavorare nell’attività di base sono sicuramente il divertimento, il gioco e l’inclusione, sempre accompagnati dall’insegnamento della tecnica e degli aspetti coordinativi. Per l’agonistica, invece, lavoriamo molto sul consolidamento delle capacità tecniche e, di conseguenza, di quelle tattiche, cercando sempre di lasciare spazio alla scelta del ragazzo in campo. Proviamo a formare giocatori pensanti ma anche istintivi, pronti magari per il salto con i “grandi”. Un altro aspetto fondamentale è la mentalità: trasmettiamo il rispetto delle regole, del prossimo, di se stessi e di tutto l’ambiente che li circonda. I ragazzi devono divertirsi, imparare e dare sempre il 100%”

Qual è la soddisfazione più grande che ti ha regalato finora il lavoro con questo settore giovanile?
“La soddisfazione più grande è sicuramente il legame che ho creato in questi anni con la scuola calcio Digiesse e con tutti i ragazzi e bambini che ho avuto il piacere di allenare e non solo. Vedere nei loro occhi la curiosità di imparare ad ogni allenamento non ha prezzo ed è l’aspetto che più mi piace del mio lavoro: quando un ragazzo mi ringrazia per aver appreso qualcosa di nuovo e per essere migliorato, provi qualcosa di indescribile. Per quanto riguarda l’Individual Training, l’aspetto più soddisfacente è il grande seguito che riscontriamo da 5 anni a questa parte: tantissimi bambini e ragazzi non vedono l’ora di imparare con noi e di vivere una bellissima esperienza, sia calcistica che di vita”

Che aria si respira nell’ambiente per questo storico/importante ritorno della Digiesse PraiaTortora in Serie D?
“Si respira un’entusiasmo travolgente e un forte senso di orgoglio in tutta la comunità. Ritrovare la Serie D è il coronamento di un grande lavoro societario e programmato negli anni. C’è grande attesa, ma anche la consapevolezza della responsabilità che questo campionato comporta: per l’intero ambiente è uno stimolo enorme a dare ancora di più a tutti i livelli”

La Serie D impone l’utilizzo dei cosiddetti “under” obbligatori. Quanto è pronta la cantera del PraiaTortora a rispondere a questa chiamata e a rifornire la Prima Squadra?”
La cantera lavora proprio in quest’ottica: prepariamo i ragazzi non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto mentale e caratteriale per essere pronti all’impatto con la Prima Squadra. Il vincolo degli under per noi non rappresenta un mero obbligo regolamentare, ma un’opportunità concreta per premiare il merito e il lavoro svolto nel settore giovanile. I nostri ragazzi stanno dimostrando di avere la giusta fame per farsi trovare pronti quando chiamati in causa”

Luglio è stato un mese intensissimo: ci racconti com’è andato il corso di perfezionamento tecnico e qual è stato il riscontro dei ragazzi?
“È stato un mese spettacolare e di altissima intensità. I ragazzi hanno risposto con un entusiasmo incredibile, superando ogni aspettativa sia in termini di presenze che di attenzione ai dettagli. Vedere la determinazione con cui si sono messi in gioco sotto il sole estivo, con la voglia costante di correggersi e migliorarsi, è la riprova che il format funziona e crea un ambiente fortemente allenante e stimolante”

Tornei 3v3 e la Mini Kings League stanno spopolando. Dal punto di vista di un allenatore, quali abilità stimolano maggiormente questi format ad alta intensità e spazi stretti?
“Sono format straordinari dal punto di vista didattico. Lavorare negli spazi stretti ed esposti ad alta intensità costringe il calciatore a velocizzare il pensiero, ad affinare il primo controllo e a dominare i duelli 1v1. In questi contesti il tempo di scelta si riduce a frazioni di secondo: il ragazzo è continuamente sollecitato ad assumersi responsabilità individuali, sviluppando coraggio, imprevedibilità e capacità di problem solving in transizione rapida”

Che tipo di risposte motorie e tecniche dà la sabbia del Beach Soccer rispetto ai campi tradizionali? Pensi che variare superficie e contesto aiuti lo sviluppo del calciatore moderno?
“La sabbia è una palestra eccezionale per la coordinazione, l’equilibrio e il potenziamento degli arti inferiori senza impatti articolari traumatici. Dal punto di vista tecnico, l’irregolarità della superficie obbliga i ragazzi a giocare molto sulla palla alzata, sviluppando sensibilità di calcio, dominio aereo e tempi di reazione motoria differenti. Alternare superfici e contesti stimola l’adattabilità del giovane calciatore: la variabilità sensomotoria è uno strumento fondamentale per formare atleti completi e coordinati”

Concludo. A proposito di formare giocatori pronti al salto con i “grandi”: tu ti senti pronto, un giorno, ad allenare una Prima Squadra?
“Formare giocatori pensanti e istintivi pronti per il salto con i grandi fa parte del percorso di crescita che proponiamo ai ragazzi, ma riguarda da vicino anche la nostra evoluzione come allenatori. Sì, mi sento assolutamente pronto per un salto di categoria nel calcio dei “grandi”. Ho alle spalle 14 anni di calcio giocato, dove mi sono divertito e ho vissuto appieno le dinamiche di spogliatoio, e ben 10 anni vissuti intensamente da allenatore tra attività di base e settore giovanile, di cui 8 in contesti Élite con la Digiesse che mi hanno formato a livello di mentalità e professionalità”

“L’esperienza accumulata nel formare e guidare i ragazzi mi ha dato una visione del gioco e della gestione del gruppo molto più matura e profonda. Attraverso i miei stessi errori ho cercato e cerco di perfezionarmi ogni anno, alzando l’asticella in primis su me stesso e poi sulla qualità degli allenamenti e della gestione della squadra. Credo che questo bagaglio, unito a una costante ricerca metodologica e alla mia grande passione, sia la base solida necessaria per fare questo passaggio. Ad oggi scalpito per dimostrare tutto il mio valore, oltre alla mia voglia di crescere e imparare: mi sento pronto e spero di avere presto l’occasione giusta per mettermi al servizio di una Prima Squadra”

 

 

a cura di Emanuele Cantisani

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