Gravina si dimette: crisi o svolta?

Il 2 aprile 2026 segna una data spartiacque per il calcio italiano: Gabriele Gravina ha rassegnato ufficialmente le dimissioni dalla guida della FIGC, ponendo fine a un mandato iniziato nel 2018 e culminato in una delle fasi più critiche della storia recente della Nazionale.

Le cause delle dimissioni

La decisione arriva all’indomani dell’ennesimo fallimento sportivo: l’Italia non si è qualificata al Mondiale 2026, perdendo ai playoff contro la Bosnia.

Si tratta della terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo, un evento senza precedenti per una nazionale quattro volte campione del mondo.

Gravina, inizialmente restio a lasciare, ha poi deciso di fare un passo indietro durante una riunione con le componenti federali a Roma, ufficializzando la sua uscita.

Un mandato tra luci e ombre

Il bilancio della gestione Gravina è complesso. Da un lato, sotto la sua presidenza l’Italia ha conquistato l’Europeo 2020, uno dei momenti più alti del calcio azzurro negli ultimi anni.

Dall’altro, i ripetuti fallimenti nelle qualificazioni ai Mondiali hanno pesato enormemente sulla sua credibilità.

A ciò si sono aggiunte polemiche legate ad alcune dichiarazioni e alla gestione complessiva del movimento calcistico, considerato da molti in difficoltà strutturale: settori giovanili in crisi, scarso utilizzo di talenti italiani e crescente dipendenza dai club rispetto alla Nazionale.

Le conseguenze immediate

Con le dimissioni di Gravina si apre una fase di transizione. La FIGC ha già convocato un’assemblea straordinaria per il 22 giugno 2026, data in cui verrà eletto il nuovo presidente.

Tra i possibili successori emergono nomi di rilievo come Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, segno della volontà di affidarsi a figure esperte per rilanciare il sistema.

Parallelamente, anche altre figure legate alla Nazionale potrebbero lasciare: tra queste Gianluigi Buffon, che ha annunciato le proprie dimissioni da capo delegazione.

Una crisi più profonda

Le dimissioni di Gravina non rappresentano soltanto un cambio ai vertici, ma il simbolo di una crisi più ampia. Il calcio italiano è chiamato a interrogarsi su modelli organizzativi, sviluppo dei giovani e competitività internazionale.

Il rischio, sottolineato da molti osservatori, è che il problema non sia solo dirigenziale ma sistemico: senza riforme strutturali, anche un nuovo presidente potrebbe trovarsi ad affrontare le stesse difficoltà.

L’addio di Gravina chiude un ciclo iniziato con grandi aspettative e terminato tra delusioni e contestazioni. Ora si apre una fase decisiva: il futuro della FIGC e della Nazionale dipenderà dalla capacità di trasformare questa crisi in un’opportunità di rinnovamento reale.

(Foto: FIGC)

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