Italia vittima di Norvegia e FIFA: ancora playoff per i Mondiali più grandi di sempre

Gattuso Italia Fifa Infantino

L’espansione del Mondiale — da 24, a 32, fino alle 48 nazionali del 2026 — viene presentata dalla FIFA come un progetto di inclusività e crescita globale. Ma dietro l’aumento delle partecipanti si nasconde una realtà precisa: ogni volta che il Mondiale è cresciuto, la rappresentanza europea è diminuita in percentuale. Un trend netto, costante e oggi più pesante che mai. Ed è proprio in questo contesto che si comprende perché l’Italia, pur avendo solo due partite nel suo girone, finisca ai playoff.

Italia vittima di un’Europa più piccola ai Mondiali più grandi di sempre: ancora playoff

Nei Mondiali a 24 squadre (1982–1994), la UEFA occupava addirittura tra il 54% e il 58% del campo. Con il passaggio alle 32 squadre (1998–2022), la quota scese al 40%. L’ulteriore salto alle 48 squadre avrebbe potuto riportare un riequilibrio a favore dell’Europa; invece, la FIFA ha assegnato alla UEFA 16 posti, pari a circa il 33% del totale: la percentuale più bassa della storia moderna del torneo.

Il paradosso: la riduzione relativa

A determinare il paradosso è proprio questa riduzione relativa. L’Europa, pur portando più squadre in valore assoluto, pesa meno nel nuovo Mondiale allargato. Il risultato è un sistema di qualificazione estremamente penalizzante: 12 gironi, solo 12 prime classificate direttamente qualificate, e tutte le seconde — tra cui anche big come l’Italia — costrette a rischiosissimi playoff.

Italia ai playoff: la posizione della UEFA

E qui arriva l’aspetto più sorprendente: la UEFA non ha battuto ciglio. Nel comunicato ufficiale del 10 gennaio 2017, pubblicato contestualmente alla decisione del Consiglio FIFA di allargare il Mondiale a 48 squadre, la UEFA dichiarò infatti di “supportare l’idea” dell’espansione e di essere “felice” che il nuovo format mantenesse invariato il carico di lavoro dei giocatori. Nessuna obiezione fu sollevata rispetto alla riduzione percentuale dei posti europei; anzi, la UEFA si limitò a chiedere che all’Europa fossero garantiti “almeno 16 posti”, cioè esattamente quelli assegnati.

La FIFA, da parte sua, motivò l’espansione con criteri generici: «sviluppo del calcio globale, miglior equilibrio competitivo, mantenimento dei tempi di recupero e sostenibilità del format». Ma non fornì una spiegazione dettagliata sul perché la quota europea — da sempre la più alta — dovesse diminuire proporzionalmente nonostante il livello medio e storico del continente restasse superiore. Lo stesso silenzio della UEFA su questo aspetto completa il quadro: l’Europa ha accettato l’espansione senza pretendere un peso adeguato alla propria competitività.

Italia vittima di un’Europa più piccola ai Mondiali più grandi di sempre: ancora playoff

Il risultato concreto è che l’Italia, nonostante un percorso quasi immacolato e una sola sconfitta, rischia di rimanere intrappolata nella griglia playoff. In qualunque altra confederazione — Asia, CONCACAF, Oceania, Sud America — con una sola partita persa sarebbe già qualificata. In Europa, invece, deve dominare: vincere il girone o, come nel caso attuale, persino tentare un miracolo numerico per agganciare la prima.

Il Mondiale è cresciuto, sì. Ma lo spazio dell’Europa — e delle grandi nazionali che la rappresentano — si è ristretto. E se oggi l’Italia si ritrova ancora una volta ai playoff dopo un percorso quasi perfetto, non è solo per demerito sportivo, ma anche per un sistema che, nella logica della FIFA, ha scelto di allargare il mondo riducendo l’Europa. Che l’ingiustizia, stavolta, dia agli Azzurri del quasi perfetto Gattuso fortuna e forza per superare lo scoglio degli spareggi.

Mondiali a 24 squadre (1982–1994)

Totale posti: 24 (100%)

UEFA (Europa)
• 13–14 posti a seconda dell’edizione
• Percentuale: 54% – 58%
L’Europa dominava la rappresentanza mondiale.

CONMEBOL (Sud America)
• 4 posti
• Percentuale: circa 17%

CONCACAF (Nord e Centro America + Caraibi)
• 2 posti
• Percentuale: circa 8%

CAF (Africa)
• 2 posti
• Percentuale: circa 8%

AFC (Asia)
• 2 posti (talvolta 1,5 + spareggio)
• Percentuale: 8%

OFC (Oceania)
• 0 posti diretti (soltanto spareggi)
• Percentuale reale: 0%

Il mondo era sbilanciato verso Europa e Sud America.
Africa, Asia, CONCACAF e Oceania erano molto sotto-rappresentate.

Mondiali a 32 squadre (1998–2022)

Totale posti: 32 (100%)

UEFA (Europa)
• 13 posti fissi
• Percentuale: 40,6%

CONMEBOL (Sud America)
• 4,5 posti (4 diretti + 1 spareggio)
• Percentuale: circa 14%

CONCACAF (Nord e Centro America + Caraibi)
• 3,5 posti (3 diretti + 1 spareggio)
• Percentuale: circa 11%

CAF (Africa)
• 5 posti
• Percentuale: 15,6%

AFC (Asia)
• 4,5 posti (4 diretti + 1 spareggio)
• Percentuale: circa 14%

OFC (Oceania)
• 0,5 posti (solo spareggio)
• Percentuale: circa 1,5%

In questa fase la FIFA inizia a riequilibrare il mondo:
• l’Europa scende dal 54–58% al 40%,
• Africa e Asia raddoppiano la loro presenza rispetto all’epoca a 24 squadre.

Mondiali a 48 squadre (dal 2026)

Totale posti: 48 (100%)

UEFA (Europa)
• 16 posti
• Percentuale: 33,3%

CAF (Africa)
• 9 posti
• Percentuale: 18,75%

AFC (Asia)
• 8 posti
• Percentuale: 16,6%

CONCACAF (Nord e Centro America + Caraibi)
• 6 posti diretti
• Percentuale: 12,5%

Nota: per il 2026, 3 di questi 6 sono automaticamente USA, Canada, Messico.

CONMEBOL (Sud America)
• 6 posti diretti
• Percentuale: 12,5%

OFC (Oceania)
• 1 posto diretto (per la prima volta nella storia)
• Percentuale: 2%

Playoff intercontinentali aggiuntivi

6 squadre totali (1 UEFA + 1 CONMEBOL + 2 CONCACAF + 1 AFC + 1 CAF),
che assegnano 2 posti extra, ma questi non modificano le percentuali sopra.

Qui la volontà della FIFA è chiarissima:
• l’Europa perde ulteriore peso percentuale (dal 40% al 33%),
• Africa e Asia aumentano ancora,
• l’Oceania ottiene per la prima volta una rappresentanza fissa.

Luca Cerchione

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