Difficile trovare motivazioni. Il tabellone al Dall’Ara parla fin troppo chiaro, ma non è un’analisi che può fermarsi a risultato e punti. Piuttosto la sensazione di rigurgito acre che Napoli avrebbe voluto dimenticare. Conte dice che il brutto anatroccolo non è diventato ancora cigno e i fatti gli danno ragione. Il punto però è un altro: dal fischio finale non si fa altro che guardare la classifica del 2023/24, perché la memoria ancestrale della città è rimasta bloccata lì. Lo sguardo ancora rivolto al momento in cui il sogno si realizza e magicamente si torna con i piedi per terra, all’angolo e spaventati dalla sensazione che, forse, sia stato tutto un sogno. “Meglio alternare uno scudetto e un decimo posto che festeggiare ogni 33 anni” mi dice qualcuno. Che la piazza fosse umorale era noto, ma addirittura capace di creare una realtà temporale autonoma sembrava troppo.
Antonio Conte stavolta posa la torcia e i forconi e va in abito scuro a consegnarsi ai microfoni. Finalmente si legge autocritica, ma anche una bella porzione di disfattismo. Il termine molto probabilmente non è adatto, poiché nessuno (ovviamente) avrebbe avuto voglia di vedere un Conte sorridente e spavaldo al termine della gara. Ancora una volta c’è un però…il clima da dimissioni, da stracci volanti nello spogliatoio e dinamiche segrete di cui nessuno sa niente e tutti sanno tutto, sta stranamente bene addosso a Napoli. Un bisogno feroce di sfamarsi di crisi e soluzioni drastiche anima sempre la città. Che ci sia una sorta di piacere sadico in tutto questo? Probabilmente sarebbe meglio tornare a guardare un Napoli-Chievo qualsiasi, sperando che il Théréau di turno non sia in giornata. Penso sia davvero meglio che respirare la nube tossica che ci soffoca da un bel po’. Si potrebbe obiettare che ci si accontentava, guardando con lucido distacco qualcosa che sapevamo essere parte della nostra storia, ma che probabilmente avremmo visto solo nelle mani di qualche ricco fondo estero. Nel mezzo c’è il comunicato di Aurelio De Laurentiis: lucido e diretto, a spegnere parte delle fiamme.
Dovremmo essere interessati a capire chi sia questo “morto da accompagnare”? Mi rivolgo a chi sguazza nella crisi: impariamo ad attendere il corso degli eventi, la realtà può essere molto diversa rispetto a quanto pensiamo.