Ai microfoni di “ISNC” è intervenuto per un’intervista esclusiva Cristiano Giaretta, direttore sportivo del PAFOS, club cipriota impegnato nella League Phase della Champions League. Tra le tante, nella corso della sua carriera, è stato diretto sportivo di Udinese, Ascoli, Watford e CSKA Sofia.
Cristiano Giaretta: “Bruno Fernandes mi rende orgoglioso, David Luiz acquisto importante. L’Udinese mi ha formato, Watford e Pafos…”
Buongiorno Cristiano, ripercorriamo alcune tappe della sua carriera, partiamo dall’Udinese.
“Udine è uno delle tappe più importanti della mia carriera. Lì ho imparato a capire cos’è un modello calcistico, ho creato un network mondiale fondamentale per le mie esperienze successive e ho appreso alcune importanti strategie di recruitment e scouting. La mia metodologia da direttore sportivo è estremamente legata al modello Udinese (e Watford poi). In fin dei conti l’Udinese tutt’oggi è conosciuta per il suo scouting e il suo valorizzare i calciatori”
Prima al Novara, poi con lei anche all’Udinese: Bruno Fernandes è lo scouting che la rende più orgoglioso?
“Bruno Fernandes è forse lo scouting che maggiormente mi rende orgoglioso, tant’è che lui riconosce ancora il ruolo fondamentale che ho avuto all’inizio della sua carriera. Non dimentichiamoci che Bruno arriva al Novara dall’u18 del Boavista, club in terza divisione portoghese e fin da subito si è distinto per la sua intelligenza e leadership. Sinceramente mi aspettavo una “grande” carriera da parte sua, ma poi è diventata grandissima al Manchester United”
Le sue esperienza all’Udinese e al Watford hanno un fondamento comune: la famiglia Pozzo. Che rapporto ha istaurato con loro?
“Il rapporto con la famiglia Pozzo si basa su una profonda stima reciproca: stimo tutta la famiglia e sento la loro stima nei miei confronti. Non a caso ho lavorato ben 7 anni con noi…”
Vittoria della Championship e campionati in Premier League: quanto è stata importante l’esperienza inglese al Watford?
“Watford è stata fondamentale per vivere un’esperienza totalmente internazionale, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo vinto la Championship, per me il più difficile al mondo, e abbiamo disputato alcuni campionati in Premier League. Lavorare lì ha ampliato ulteriormente il mio network, aspetto estremamente importante per il ruolo di direttore sportivo”
Serie A, Premier League e poi… Prima Divisione cipriota. Da dove nasce l’idea di approdare al Pafos?
“Sono atterrato a Cipro dopo diversi colloqui con la proprietà russa, e decisi di firmare soltanto dopo aver visitato tutte le strutture del club. Mi è stata trasmessa subito l’ambizione della società e dell’ambiente ed ero consapevole di poter far crescere molto il club. Appena sono arrivato il Pafos aveva una buona rosa e buone strutture, ma sicuramente migliorabili, difatti sono intervenuto subito sul mercato consegnando al mister una rosa competitiva e migliorata nelle qualità individuali dei singoli. I proprietari difatti, mi hanno chiesto un roster per poter competere su tutti i fronti e tentare di portare a casa un primo storico trofeo per il Pafos: non passa molto, soli sei mesi, e vinciamo la Coppa di Cipro”
Il trionfo in Coppa di Cipro è soltanto l’inizio, arriva poi la qualificazione in Conference League e la vittoria del campionato.
“La vittoria di questo trofeo ha permesso noi di qualificarci per la prima volta alla Conference League, dove abbiamo raggiunto gli ottavi di finale. Siam venuti anche in Italia a giocare contro la Fiorentina, partita per me non indifferente. Migliorando la rosa poi, siamo riusciti parallelamente a vincere il campionato, la Prima Divisione di Cipro. E’ stato sicuramente un anno importante per il club, in cui abbiamo messo delle basi importanti per il futuro…”
L’escalation non si ferma: qualificazione anche alla League Phase della Champions League. Ad oggi, quali sono i vostri obiettivi per crescere ancora?
“Quest’estate abbiamo migliorato ulteriormente la rosa, e vincendo contro il Maccabi Tel-Aviv, la Dinamo Kiev e la Stella Rossa abbiamo agguantato addirittura la League Phase della Champions League: traguardo inimmaginabile sino a due anni fa. Il nostro obiettivo nel breve è sicuramente di vincere il campionato, ma ci piacerebbe negli anni stabilizzarci in Europa e competere ogni stagione in una Coppa Europea”
Il calendario della vostra League Phase prevede le trasferte contro Juventus e Chelsea. Quanto sarà emozionante tornare in Italia e giocare allo Stamford Bridge di Londra?
“Vivrò queste sfide con grande orgoglio, ed estrema emozione. Uno degli aspetti per il quale ho accettato di venire al Pafos è il poter raggiungere e disputare Champions League: uno dei pochi traguardi, dopo esser stato in Serie A, Premier League, Europa League e Conference League, che mi mancava. Sentire la musichetta della Champions League non ti nego che mi emoziona molto, ascoltarla è un sogno che si è avverato”
Orsìc, ex Dinamo Zagabria, rappresenta un acquisto importante messo in relazione al campionato cipriota…
“Orsìc, sono d’accordo, ma è soltanto uno dei calciatori importanti della rosa. Abbiamo svolto altre trattative difficili, ad esempio quelle che hanno portato calciatori come Derrick Luckassen, Ivan Sunji, Landry Dimata o Ken Sema al Pafos”
David Luiz rappresenta la ciliegina sulla torta di una sessione di calciomercato importante. Come mai la scelta è ricaduta sul centrale brasiliano?
“David Luiz nasce dall’idea di portare un nome importante e con esperienza all’interno della nostra rosa. E’ un nome con una fama mondiale e può aiutare molto il club a crescere a livello, oltre che da un punto di vista strettamente legato al campo. Si sta rivelando un grande leader, estremamente positivo ed umile nello spogliatoio”
Recentemente ha avuto proposte per rientrare in Italia? Le piacerebbe?
“Ho avuto alcuni contatti con club italiani, ed è stato un piacere: un giorno mi piacerebbe ritornare. Sono 8 anni però che lavoro all’estero, e questo mi sta permettendo di costruirmi un network importante. Mi porto dietro dall’Italia tutte le metodologie d’allenamento e tecnico-tattiche, il mio bagaglio di conoscenza è migliorato tantissimo, ma sulle solide basi apprese nella nostra penisola…”
a cura di Emanuele Cantisani
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Emanuele Cantisani