Ai microfoni di IlSognoNelCuore è intervenuto per un’intervista esclusiva Federico Votta, arbitro ed assistente arbitrale in Serie A e Serie B.
Federico Votta, assistente arbitrale: “Ercolano-Portici fu un derby particolarmente animato. Il mio debutto al San Nicola di Bari in Serie B…”
Partiamo dalle origini: come nasce la tua passione per il calcio e per l’arbitraggio?
“La passione per il calcio nasce in me sin da bambino, amavo giocare e praticare questo sport. Un giorno tuttavia ricevetti un’espulsione e, terminata la partita, mi ritrovai a confrontarmi con l’arbitro. Diventammo amici e lui mi convinse ad iscrivermi al corso AIA per diventar arbitro a mia volta. E’ stato amore a prima vista: mi sono innamorato subito di questa professione”
Ripercorriamo brevemente le tappe principali del tuo percorso dalla 2° Categoria alla Serie A…
“Esordii subito in un match di giovanissimi provinciali lucani: Lagonegro-Lauria. Trascorso il primo anno e mezzo passai dal Comitato Arbitri provinciale al Comitato Arbitri regionali. A 18 anni esordii in Promozione, a 19 anni in Eccellenza. Disputo tre campionati completi pieni in Eccellenza, per viverne poi due da protagonista nel campionato Interregionale. Colleziono poi 52 presenze Serie D in tre anni, prima di fare il corso e diventare Assistente. Inizia il mio percorso con la bandierina in mano, che in appena cinque anni mi ha condotto ad arbitrare match in Serie A. Il 30 agosto 2023 ho esordito ufficialmente in Serie B in Bari-Cittadella. L’esordio in Serie A invece arriva in Fiorentina-Monza, sul finire della stagione 2023-2024: emozione indescrivibile”
Hai qualche aneddoto del tuo debutto “tra i grandi”?
“Ho un aneddoto simpatico da raccontare legato al mio primo match nel campionato cadetto: i miei supporter erano superiori ai tifosi presenti nel settore ospite. Difatti, i tifosi del Cittadella erano appena 21, mentre a supportarmi dalla sezione di Moliterno arrivarono in 30. Vi erano tre tifoserie e la nostra non era la minoranza (ride NDR)”
Facciamo un passo indietro. Quali difficoltà hai incontrato in questo mondo da adolescente?
“Indubbiamente a 16 anni era davvero complesso relazionarmi, almeno inizialmente, con persone molto più grandi di me anagraficamente e fisicamente. In contesti “particolari” con tifoserie piuttosto vivaci fu complesso anche gestire la concentrazione e la tensione. Sicuramente però, tutto questo, mi ha permesso di crescere professionalmente ed umanamente”
Come si prepara atleticamente e fisicamente un assistente?
“Bisogna curare molto la velocità e la corsa laterale, bisogna allenarsi quotidianamente per mantenere ritmi alti”
Quale è stato il match più complesso nel corso della tua carriera?
“Ercolano-Portici fu un derby particolarmente animato, terminato poi 1-0, con la rete decisiva siglata sul finire del secondo tempo…”
Quale invece, lo stadio più trascinante emotivamente?
“Allora cito quattro stadi per quanto riguarda la Serie A: il Marassi di Genova, il Franchi di Firenze, il Maradona di Napoli ed il Gewiss di Bergamo. Il San Nicola di Bari e il Dino Manuzzi di Cesena per quanto riguarda la Serie B”
Che impatto ha uno stadio particolarmente “acceso” durante la tua prestazione?
“Stadi animati hanno avuto sempre un impatto positivo su di me, mi stimolano a fare del mio meglio e rimanere sempre concentrato. Subire l’ambiente circostante condizionerebbe in negativo le prestazioni di un arbitro, è necessario trasformare quelle sensazioni in stimoli positivi”
Un consiglio per un ragazzo che vuole tentare un percorso nel mondo AIA.
“Sono stato presidente della Sezione AIA di Moliterno, dunque conosco perfettamente l’ambiente. Consiglio vivamente l’esperienza a tanti ragazzi che vogliono mettersi in gioco, soprattutto coloro che amano questo sport. Bisognerebbe quantomeno provare, è un’opportunità di crescita professionale ed umana….”
Emanuele Cantisani