Una bandiera. Una leggenda. Un Capitano. Marek Hamsik, lo scorso sabato, ha chiuso ufficialmente la sua carriera calcistica. Un ritiro già annunciato nell’estate del 2023. Ma una leggenda come Marek, voleva salutare la sua gente in campo, con un pallone e i “vecchi” compagni di squadra. Ed è per questo che ha organizzato una partita dedicata al suo addio. Seppur non ufficiale, è stata molto seguita. Dopo 710 partite (ufficiali), 145 gol e 114 assist con i club e 138 partite, 26 gol e 21 assist con la Nazionale maggiore Slovacca, appende gli scarpini al chiodo un calciatore iconico, tra Napoli e Slovacchia. Senza però dimenticare le altre esperienze: gli inizi al Jupie Podlavice e allo Slovan Bratislava. Passando per Brescia, Dalian Pro, Göteborg. Poi l’ultima esperienza al Trabzonspor dove riesce a vincere il suo primo Campionato Nazionale. Vittoria storica dato che il club non era Campione di Turchia da ben 38 anni.
Il leader silenzioso
Marek Hamsik è stato molto più di un calciatore. Negli spogliatoi si è sempre fatto apprezzare per il suo modo di essere. In campo e fuori. Hamsik era il cosiddetto “leader silenzioso”, ma che riusciva comunque a trasmettere sicurezza e fermezza. Un pilastro per compagni, allenatori, presidenti ma anche tifosi.
Legame indissolubile
Arriva a Napoli all’età di 19 anni, quasi 20. Giovane ragazzo slovacco che passa dal Brescia al Napoli, appena tornato in Serie A dopo il fallimento. L’arrivo non è dei migliori: il suo acquisto diventa motivo di contestazione verso la società da parte di alcuni tifosi. E loro sicuramente non si aspettavano che Marek potesse diventare Capitano, bandiera e leggenda della Maglia Azzurra. Ma forse nemmeno la stessa dirigenza se lo aspettava. Hamsik lega gran parte della sua carriera al Napoli, andando via dopo quasi 12 anni. 6 anni da capitano, disegnando calcio con numeri, assist e gol. Le giocate, quelle di un centrocampista vero, attirano le big d’Europa ma soprattutto d’Italia. Ci provano il Milan, la Juventus, l’Inter. Riceve apprezzamenti ovunque. Eppure crede nel progetto Napoli, stringe al petto l’Azzurra Casacca e cresce insieme ad essa. Lui aumenta i giri, il Napoli torna in pianta stabile in Europa e vince anche qualche trofeo. “Qualche” per modo di dire, perché queste sono vittorie che valgono più degli stessi trofei. Il Napoli infatti, dopo l’epoca Maradona non aveva più visto trofei. Ecco arrivare la Supercoppa Italiana del 2014 e due Coppe Italia (2011 – 2012 e 2013-2014).
L’amicizia oltre il calcio
De Sanctis, Maggio, Santacroce, Callejon, Gargano, Mertens, Dzemaili, Cannavaro e Inler, nella squadra dei compagni del Napoli. Presente anche Lobotka, nella squadra avversaria: quella degli ex compagni di Nazionale di Hamsik. Insomma, una grandissima fetta di Napoli in questa partita che si è rivelata una vera festa. Tra ex colleghi, ex compagni di squadra e veri amici.
Marek Hamsik non sarà mai solo un ex giocatore del Napoli… grazie per averci fatto sognare, per aver onorato la nostra Amata Maglia. Cresta, sguardo fiero e anima: hai giurato fedeltà ad una città intera. E noi ti saremo sempre grati per questo. Grazie al Capitano, al Calciatore e all’Uomo. Marek Hamsik per sempre partenopeo!
A cura di Antonio Magliocca
LEGGI ANCHE BatManna: il direttore che si muove nell’ombra
Antonio Magliocca