Con l’Union l’impresa la fa il Napoli, e il peggio è che non sorprende

Union Napoli impresa

La vera impresa la fa il Napoli contro una squadra – l’Union – reduce da ben dodici sconfitte. Impresa in negativo che, però, non sorprende…

Con l’Union l’impresa la fa il Napoli, e il peggio è che non sorprende

Quel che accade a Napoli ha dell’incredibile, ma non troppo. Dopo dodici sconfitte consecutive, l’Union riesce a conquistare un insperato pareggio. L’impresa, però, è tutta del Napoli. Sul punteggio finale sono molto di più i demeriti degli azzurri che i meriti dei tedeschi. L’impresa la fa il Napoli perché riesce a consegnare agli avversari un punto in una gara dall’esito che pareva già scritto. È l’ennesimo palso falso, l’ennesima delusione. Non fosse per le dinamiche del girone, ancora a favore degli azzurri nonostante la necessità, d’ora in poi, di serrare le fila, quanto per la smentita che arriva con una precisione svizzera.

L’altalena continua tra il buono e il deludente. Il pendolo che oscilla, pericolosamente, tra speranza e malumore. La notte del Maradona non è del tutto incredibile proprio perché, in fondo, il passo falso pare sempre essere dietro l’angolo. Ci si attende sempre l’inciampo, la smentita. E questa è, forse, la cosa peggiore.

Con l’Union l’impresa la fa il Napoli, e il peggio è che non sorprende

Il dominio è stato evidente, i numeri parlano chiaro. Possesso palla pari al 73%, venticinque tiri totali, un palo. Una conduzione gara monotematica, senza quasi contesa. Per alcuni tratti della gara sembrava quasi di avere la sensazione che la Salernitana vista all’Arechi, quattro giorni prima, fosse addirittura superiore ai berlinesi. Pensateci, l’ultima della Serie A che può vantare, ad oggi, una condizione migliore sia di gioco che comportamentale di un club di Champions. Ed è qui che va racchiuso il senso di una delusione che pure postuma continua ad insistere.

L’Union Berlino è terzultimo, con soli sei punti. L’ultima vittoria risale al ventisei agosto, poi dodici sconfitte consecutive. Un terzo della stagione con soli insuccessi. Si poteva pretendere di più? No, si doveva. Come detto per la partita d’andata, i valori vanno fatti rispettare in campo. Soprattutto, ieri non c’erano attenuanti che potessero reggere. Non c’era una bolgia avversaria con cui fare i conti, non sussistevano proibitivi impegni concomitanti. Non si può nemmeno attingere all’assenza di Victor, viste le recenti – e convincenti – prestazioni di Raspadori. Il Napoli aveva l’obbligo di vincere, per l’economia della classifica ed anche oneri economici. Non si può pensare di avere incertezze anche in gare che, sulla carta, parlerebbero chiaro. Si ha la sensazione, invece, di essere tornati indietro di anni. In quelle stagioni in cui prestare il fianco era molto più frequente delle sporadiche dimostrazioni di forza.

Gli azzurri sprofondano in tutta la loro impreparazione ed incostanza. Il Napoli si conferma creatura embrionale, seppure il freddo ed i cappotti siano arrivati da un pezzo. Nella sua continua immaturità, la squadra viaggia sempre nell’alternanza continua, anche nell’arco dei novanta minuti. Non vi è mai una linea diretta che i calciatori possano condurre dall’inizio al termine della gara. La partita vive di pause estese, e preoccupanti.

Quando il Napoli perde quel filo, la sensazione è che la squadra sia impreparata agli eventi della partita. Non è la prima volta che gli azzurri si lasciano sorprendere, colpevolmente imbucati in quelle che sono vere e proprie voragini. Non è la prima volta che la manovra ristagna sulla trequarti, senza sbocchi o idee di gioco. Allenamento, attitudine e lavoro possono aiutare? Si, anche se siamo nel campo delle ipotesi. L’unica certezza che abbiamo è che, soltanto sette mesi fa, gli eventi di cui sopra non costituivano fattore di sorpresa tanto spiazzante. Il Napoli si abbandona, agli eventi ed a sé stesso. La cosa peggiore è che, oggi, questo non ci sorprende.

Gennaro Albolino

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