Un testa a testa tra Haaland e Messi per il Pallone d’Oro, con l’argentino forte della storia. Lionel Messi, da Rosario al tetto del Mondo.
Il Pallone d’Oro a Messi, il giusto epilogo di una storia straordinaria
È stata diramata, nelle ultime ore, la lista dei trenta candidati al Pallone d’Oro. Un elenco di giocatori che abbinano successo e qualità. Una lista all’insegna del talento, come era lecito attendersi. Pare chiaro, sin da subito, che a giocarsi il titolo saranno le due stelle in prima fila nel panorama calcistico internazionale. Campione d’Europa con il City, Erling Braut Haaland; campione del Mondo con la sua Argentina, Lionel Messi. Trofei e numeri, qualità e gol. Un duello fra i migliori calciatori in circolazione, e tra il passato ed il presente. L’argentino di Rosario, però, ha da sé la storia. Il peso di un eredità che si fa leggerezza, spalla a spalla con la leggenda del Diez.
Il Pallone d’Oro a Messi, il giusto epilogo di una storia straordinaria
Al suono del canto del cigno, Leo Messi ha raccolto quanto inseguito un’intera carriera. La vita è strana, e quando ormai si pensava alla fatidica – ed inaccessibile – ultima spiaggia, l’asso di Rosario acciuffa la storia all’ultimo tango. Sono i trentacinque anni a regalare a Messi il senso di una favola tra pali e traverse. Nonostante le poche (pochissime) soddisfazioni nelle squadre di club, tra Parigi e Miami, l’ultimo anno della Pulce è quello che lo consacra all’Olimpo delle leggende immortali.
Non è una semplice questione di trofei, del loro peso specifico o di prestazioni. Messi non aveva certo bisogno dell’ennesima coppa, per quanto prestigiosa, per affermare il proprio ruolo.
Mettersi in piedi, dinnanzi i propri compagni che sullo sfondo attendono festanti. Chinarsi a raccogliere quella Coppa, ed alzarla al cielo con indosso la maglia albiceleste, ha un sapore differente. L’attesa trasmigrazione tra passato e presente. È l’annullamento di ogni qualsivoglia distanza tra Leo e l’epicità. L’atleta che, finalmente, diviene dio profano. Toccare con mano e stringersi in un mito unico con il più grande di tutti. Diego, sino al 18 dicembre scorso, sembrava irraggiungibile. Oggi, c’è posto anche per Messi, e Messi ha posto anche per un altro Pallone d’Oro. Anche Leo sarà eterno.
La corona d’alloro alla carriera, ed al suo culmine tra il romantico e l’immortale. Messi è già in un calcio lontano, e da mesi, ormai, i più malinconici si abbandonano alla consapevolezza del tramonto di una leggenda. Vi sono, però, centinaia di motivi per cui Messi, con l’oblio, non avrà mai nulla a che fare.
Vi sono 756 reti tra nazionale e club, 600 assist. 44 trofei, con l’oro di Pechino 2008, la Copa América del 2021, il Mondiale qatariota, quattro Champions e tre mondiali per club con i blaugrana e 28 trofei nazionali tra compaionati e coppe. Sette Palloni d’Oro, otto scarpe d’oro ed una miriade di record e riconoscimenti. L’esegesi di un mostro sacro. La stella polare del successo. Questo premio, dunque, sarebbe la chiosa straordinaria a culmine di una poesia a ritmo di tango, che ha accompagnato i sogni e la disperazione di quanti nel pallone rivedono arte, ed in Leo un Michelangelo. Alla memoria del calcio i suoi capolavori, e ad una storia straordinaria il giusto epilogo.
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Gennaro Albolino