Il derby italiano di Champions League va al Milan, svanisce il sogno del Napoli di raggiungere la semifinale. Gli azzurri, soprattutto tra qualche anno, avranno la consapevolezza dell’opportunità che si era creata e la possibilità mancata. Un percorso così, forse non tornerà mai più. Allo stesso tempo, però, non va commesso l’errore di sminuire una stagione memorabile, da incidere indelebilmente nei libri di storia calcistica. Riavvolgiamo il nastro: al momento del sorteggio il Napoli partiva con i favori del pronostico, per quanto visto in campionato e per quello che era il momento del Milan.
Il punto è proprio questo: la Champions guarda il momento di forma. Inoltre incidono tanti altri fattori, come sfruttare le occasioni chiave e anche gli episodi. Il Napoli ha creato più del Milan nella doppia sfida, ma i rossoneri sono stati più precisi nel raggiungere il risultato con la determinazione e l’atteggiamento di chi è consapevole del proprio valere e sa cosa vuole. Il 76% del possesso palla e 23 tiri rispetto ai 4, altrettanti a porta tra le due squadre, non è necessariamente sinonimo di meritare la qualificazione e stare in salute. Dal rientro della sosta la difficoltà del Napoli a trovare il gol è evidente.
L’Editoriale – Napoli meno brillante e poco preciso

Come detto anche da Spalletti, il Napoli ci è arrivato col fiato corto, tanto da equilibrare e sovvertire i pronostici passati. È mancata la brillantezza, quella decisiva negli ultimi metri. È stato un percorso costante, durante il quale i partenopei non hanno mai dato un segnale di calo. Sarebbe dovuto accadere per un aspetto fisiologico, ma è capitato nel momento sbagliato per quanto riguarda una competizione come la Champions.
Quando la tua caratteristica principale essendo una squadra che fa dell’intensità il punto di forza viene a mancare, l’unica soluzione è sopperire con altre risorse quali potrebbero essere la convinzione, furbizia, determinazione. Aspetti che sono mancati, frutto – probabilmente – anche di una certa inesperienza in determinati contesti, per molti era addirittura la prima volta in Champions. Oltre al fatto di poter provare a rendere la vita più complessa all’avversario, prestando meno il fianco concedendogli la loro arma migliore nella doppia sfida. Il percorso europeo resta comunque di spessore, anche perché un quarto di finale non era mai stato raggiunto in precedenza.
L’Editoriale – Il Milan ritrova la semifinale con la determinazione delle grandi sfide
Il rientro di Osimhen non ha portato a giocarsi la gara sperata, magari sbloccandola all’inizio. Il nigeriano è stato annullato molto bene dalla coppia Kjaer-Tomori. La difesa rossonera sta diventando un vero fattore in Europa: zero gol subiti nelle quattro partite nella fase ad eliminazione diretta. Il peso più grosso dell’eliminazione lo porterà sicuramente sul groppone Kvaratskhelia. L’occasione all’andata, il rigore fallito e le tante conclusioni a salve pesano tantissimo sull’esito finale.
Inoltre esce sconfitto anche dal duello con Calabria, aiutato dai raddoppi di marcatura. D’altronde l’atteggiamento del Milan sul georgiano è uno dei mezzi più efficaci per limitarne la fantasia. Come per la squadra, anche per il numero 77, non va dimenticato il percorso stagionale. E non è affatto cosa da tutti incidere così tanto alla prima stagione in un top campionato. Le parole social di ieri sera, dimostrano come una delusione del genere potrà non fare altro che bene al ragazzo ed il continuo del suo percorso di crescita.
L’Editoriale – Il Milan ritrova la semifinale con la determinazione delle grandi sfide
A prescindere dalle polemiche arbitrali, che hanno visibilmente influito sulla doppia sfida, il rigore su Lozano sullo 0-0 è sacrosanto, il Milan ha meritato di portare la qualificazione a casa per essere riuscita a concretizzare le poche occasioni avute. In Champions la cura ai particolari, ai dettagli fanno la differenza. I rossoneri quel qualcosa in più, figlio anche dello 0-4 maturato al Maradona lo hanno avuto e pregustano giustamente l’euroderby in semifinale. A proposito dei dettagli subire un gol simile da una ripartenza, nonché arma migliore degli avversari, non è il massimo. Anzi la questione furbizia sta in questo caso, Ndombele nel complesso ha svolto una buona prova, venendo meno nelle cosiddette “cuciture”: liscia l’appoggio che da vita al contropiede fatale e manca il passaggio o la conclusione decisiva. Questo genera un altro aspetto, affermato anche da Spalletti, quello di dover spendere un giallo con furbizia per arrestare il contropiede.
Infine Napoli-Milan è stata nuovamente la serata dei portieri. All’andata il confronto è stato vinto da Mike, al ritorno il francese ha fatto nuovamente la differenza ma Meret ha risposto con una grande parata sul rigore di Giroud. Restituisce una speranza ai suoi che svanisce definitivamente sul rigore sbagliato da Kvara. Il portiere francese risponde appunto parando il rigore e mostrandosi un regista aggiunto per le ripartenze dei rossoneri.
L’Editoriale – Stagione memorabile, ma una riflessione per la possibilità di aprire il ciclo
Questi aspetti inducono comunque a dei spunti di riflessione, soprattutto per quello che sarà la costruzione della rosa per la prossima stagione. Dalle questioni caratteriali ormai appurate di alcuni calciatori alla funzionalità per trovare l’alternativa per sfuggire a questo tipo di match. I pochi stop di quest’anno hanno una cosa in comune: la difficoltà nel portare a casa match contro difese chiuse, quando a farlo sono avversarie con livello qualitativo superiore rispetto a quelle di bassa classifica. Quando la profondità di Osimhen viene a mancare e Kvara sistematicamente bloccato: il risultato della doppia sfida ti porta a percepire che le occasioni migliori le hanno avute gli esterni difensivi, Di Lorenzo e Olivera, oltre a Kvaratskhelia.
Ad esempio la mancanza di un tiratore da fuori area, uno Zieliński meno altalenante e trascinatore in quella zona del campo. O la mancanza di pericolositá, gol e assist dei doppi esterni offensivi a destra. Come un sostituto naturale di Anguissa. Diversi particolari da attenzionare, utili per l’apertura di un ciclo soprattutto perché consci della difficoltà di ripetere in egual modo una stagione simile, magari anche da parte delle inseguitrici. Ancora una volta ciò non deve togliere ma aggiungere meriti al cammino fatto dalla squadra dove la costanza e la dimostrazione di un lavoro importante fatto anche da Spalletti sul lungo ha fatto la differenza; anzi ci aiuta a comprendere ancor di più come sia difficile vincere, soprattutto per un club che non lo fa da più di trent’anni.
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Davide D'Alessio