Milan-Napoli, l’altra partita di Giuseppe: tifoso azzurro “colpevolizzato” di esultare senza decoro dal suo condominio di Milano

Milan-Napoli, l’altra partita di Giuseppe: tifoso azzurro “colpevolizzato” di esultare senza decoro dal suo condominio di Milano

Che sia finalmente una boccata d’aria fresca per il nostro calcio, poiché per una delle squadre varrà un elitario posto in semifinale di Champions League, ad assistere a Milan-Napoli in scena questa sera a San Siro, ci saranno tifosi provenienti da 108 paesi diversi. Ma a seguire questo attesissimo derby Italo-Europeo, lo si farà con più attenzione rispetto al dovuto, in un condominio del capoluogo lombardo: perché lì si sta giocando un’altra partita già da un bel po’ di mesi. Essendo il calcio da sempre un catalizzatore sociale, una festa di colori diversi tra loro, un incrocio tra territori e talvolta meta di sogni: infranti o che dopo tanti anni si possono realizzare, come quello che sta vivendo sulla propria pelle Giuseppe.

Un tifoso azzurro che nelle ultime settimane è stato “colpevolizzato” dai condomini del suo palazzo, di godere con troppa esuberanza degli ottimi risultati che sta raggiungendo la sua squadra del cuore, ovvero il Napoli. La sua storia è piuttosto singolare, ma allo stesso tempo speciale: perché Giuseppe è uno dei tanti giovani studenti meridionali trapiantati al Nord, residente inconsapevolmente in un palazzo piuttosto esclusivo del centro milanese. Rimbalzato agli onori delle cronache, perché nelle ultime settimane uno dei tre ragazzi del quinto piano -come si è ribattezzato- è stato ravvisato di non alzare troppo la voce, udite udite, per festeggiare ai gol di Osimhen e soci.

Esortato, di non invadere quella linea sottile che lo separa dal disturbare il resto degli inquilini. A tal punto, da vedersi attaccato sulla propria porta di casa un post-it con su scritto:

“VI INVITIAMO A MANTENERE UN TONO DECOROSO NEL RISPETTO DI TUTTI I CONDOMINI”.

 

 

E la risposta di Giuseppe non è tardata ad arrivare. Giustamente, non facendosi intimidire da un adesivo: lasciando a sua volta nella cassetta della posta, una romantica lettera di sensibilizzazione destinata a tutti i condomini:


“CARI TUTTI, È UNO DEI TRE RAGAZZI CHE ABITANO AL QUINTO PIANO CHE VI PARLA. IN MERITO AGLI ULTIMI DUE GIORNI ED ALTRETTANTI RICHIAMI, VORREBBE RIUSCIRE A GIUSTIFICARSI E A SENSIBILIZZARVI IN MERITO ALL’ARGOMENTO NAPOLI: SONO 33 ANNI CHE MIO PADRE E I MIEI ZII, ORMAI ALL’OMBRA DEI 70 ANNI, ASPETTANO QUESTO MOMENTO. E TUTTE LE URLA E I CORI CHE SEGUONO I GOAL DEL NAPOLI SONO DEDICATI A LORO, A QUEL SOGNO CULLATO PER TANTI ANNI E ALLA PAURA DI NON VEDERLI MAI FELICI DI VEDERE IL NAPOLI CAMPIONE. PURTROPPO, NONOSTANTE LA MIA VOGLIA MATTA DI VIVERE QUESTO MOMENTO ACCANTO A LORO, SONO COSTRETTO A VEDERE LE PARTITE QUI, DA SOLO, A 700 KM DI DISTANZA DA LORO.

I MIEI “CANTI”, COME DA VOI ETICHETTATI, NON SONO ALTRO CHE UN MODO PER SENTIRMI UN PO’ PIU’ A CASA. VI CHIEDO SCUSA E, SINCERAMENTE, SONO PROFONDAMENTE DISPIACIUTO PER IL VOSTRO RAPPORTO CON LA FORTUNA: AVETE AVUTO 33 ANNI DI TEMPO PER AVERE UN CONDOMINO NAPOLETANO E VI È CAPITATO L’ANNO IN CUI ALL’OMBRA DEL VESUVIO GIOCA L’UOMO MASCHERATO. VI CHIEDO SCUSA, VI POSSO GARANTIRE CHE NON ERA NEI MIEI PROGRAMMI, UN NAPOLI COSI’ BELLO NON SI ERA MAI VISTO. VI CHIEDO SCUSA PERCHE’ “KVARA E’ O CHIU FORT RO MUNN”. SO CHE FARETE FATICA A COMPRENDERMI MA RESISTETE UN ALTRO PO’. MANCA SOLO QUALCHE MESE E TUTTO QUESTO SARA’ SOLO UN BRUTTO RICORDO PER VOI ED UNA MAGNIFICA STORIA DA RACCONTARE PER NOI. PERTANTO, SPERANDO NELLA VOSTRA COMPRENSIONE, VI CHIEDO UMILMENTE SCUSA PER QUANTO SUCCESSO MA ANCORA DI PIU’ PER QUELLO CHE SUCCEDERÀ”.

La storia di Giuseppe accomuna senz’altro tutti gli appassionati di questo sport, che trovano nel calcio una valvola di sfogo per provare delle sane emozioni. E che allo stesso tempo, scrutano in un pallone che rotola, un viatico per sentirsi un tutt’uno con la propria terra: nonostante non la stiano vivendo totalmente con la loro presenza fisica, ma “soltanto” con il cuore e con l’anima. E a noi tutti, non resta che appellarci alla buona volontà e alla tolleranza del palazzo in cui vive: con l’intento di sentirsi a casa, nonostante si trovi a 700 km di distanza dalla sua famiglia, con cui preferirebbe esultare ad ogni gol azzurro. Perché il tifo, a differenza della violenza, non ha toni precisi e non deve essere mai giustificato. Una rete senza esultanza è come se non fosse stata mai realizzata. Con la speranza che Giuseppe possa essere compreso dal suo condominio, perché certi traguardi meritano davvero di essere goduti come Dio comanda: ovvero liberamente.

Articolo a cura di: Antonio Treviglio 

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