Meriti e magnificazione di De Laurentiis, l’eccesso senza misura

Meriti De Laurentiis

La narrazione ha spesso imposto una glorificazione di De Laurentiis che tiene conto di molti, troppi meriti del patron in questa stagione.

Meriti e magnificazione di De Laurentiis, l’eccesso senza misura

Il Napoli viaggia a vele spedite verso un successo atteso trentatré anni. Pochi i metri che mancano al traguardo. Il campionato, difatti, sembra avere ormai poco da dire per la lotta Scudetto. Un successo che, come si evince dal lungo digiuno, si appresta a consacrarsi come capolavoro sportivo. Un traguardo che assurge ad epicità, e che per questo richiede l’annoso compito di individuarne gli eroi. Non ci si potrebbe esimere dal citare la consacrazione del tecnico, a lungo condannato al ruolo di ‘etetno secondo’. Evidente è anche l’opera maestra di Giuntoli. Il direttore azzurro è riuscito nell’arduo compito di sostituire i pilastri della squadra, scovando veri e propri talenti in giro per l’Europa.

In molti sono accorsi a celebrare anche il presidente. Aurelio De Laurentiis viene ritenuto, dai più, il fautore del capolavoro poc’anzi citato. Il deus ex machina di un’eccellenza d’impresa, che pretende (a torto o ragione) di ergersi a modello societario per lo Stivale, e non solo. Una glorificazione della cui giustezza, però, sarebbe giusto interrogarsi.

I meriti del patron azzurro non possono essere oggetto di discussione. La solidità finanziaria e la rispettabilità del club sono conquiste rraltivamente recenti. Non di poco conto, visti i tempi, il rigore morale (e giudiziario) della società. Sugli eccessi, però, ci sarebbe qualcosa da dire.

Meriti e magnificazione di De Laurentiis, l’eccesso senza misura

De Laurentiis, infatti, è stato dipinto, nel corso di una gestione che ormai si avvia al suo diciottesimo anno, come il salvatore profetico di una patria in disgrazia. Il messia di cui la squadra, in quanto emblema di una città intera, sentiva il bisogno più vitale. Una narrazione che intende – esplicitamente o no – anteporre ad ogni acquisizione della squadra la divinatoria provvidenza di un maestro di gestione.

Partendo dal presupposto che, pur considerando le mille paturnie di una città difficile, Napoli non ha bisogno dei miracoli umani del classico eroe di (non) lontana origine. Quanto fatto dal patron del Napoli è lodevole, ma puramente confinato all’attenta gestione degli eccessi. Quanto investito da Aurelio De Laurentiis nel club si limita, in concreto, all’acquisizione della squadra. Non vi sono stati, dunque, investimenti che possano dirsi propri del produttore cinematografico. Soprattutto, potremmo dire che il lavoro – e le lodi – di ADL si concentrino principalmente in una oculata ed attenta amministrazione finanziaria del club. Una direzione che vede un suo pregio nell’astensione dal rischio, e dalle perdite. Dunque, oltre l’attenta gestione patrimoniale, non sarebbe esercizio onesto attribuire ulteriori meriti.

Del presidente andrebbero inoltre riconosciute – e ricordate – i pur considerevoli fallimenti. Non ci di vuole certo disimpegnare nell’elenco di innumerevoli uscite a vuoto ed intuizioni che, alla lunga, non si rivelarono tali. Tuttavia, di casi na enarrare ci sarebbero. È soltanto la constatazione che, ai tanti onori, corrispondono pur considerevoli tonfi.

I meriti di una stagione che si accinge a fare la storia, lasciamoli al giudice altissimo del campo, ed ai suoi uomini. Giuntoli e Spalletti possono dirsi davvero meritevoli di giubilo. La loro individuazione, in quanto parte integrante del progetto, può dirsi sicuramente intuizione di De Laurentiis. Andare oltre, ripetiamo, potrebbe rivelarsi operazione poco onesta. Dubitiamo, infatti, che il presidente si sia impegnato nella scelta degli uomini. Immaginare Aurelio guardare le partite del Fenerbahçe e della Dinamo Batumi ci pare poco realistico.

L’esaltazione di chi si ritiene essere il salvatore, e principale responsabile dell’ascesa partenopea al palcoscenico continentale. A tal proposito, non va dimenticato come il Napoli sia la squadra – ed anche l’unica – di una città che conta più di tre milioni di abitanti. Un dato che fa del capoluogo campano un bacino d’utenza decisivo per le sorti del club. Una base importantissima per lo sviluppo della società calcistica, in termini sportivi, ma soprattutto per diritti d’immagine. Proprio per questo, la città potrebbe definirsi una ricchezza patrimoniale del club. Una folta schiera di sostenitori, in una città fiorente e popolosa, che da sé costituirebbe gran parte del sostentamento della società. Il Napoli, in quanto squadra della città di Napoli, si garantisce autonomamente una certa garanzia commerciale ed economica.

Sarebbe curioso, e piuttosto singolare, poter sentire di quanto il Napoli abbia fatto bene a De Laurentiis, ed alla sua impresa. L’assenza di contraddittorio non è mai pratica coerente ed augurabile. Riconoscere le difficoltà nelle quali versa la Filmauro sarebbe soltanto cronaca della verità. La produzione di film, oltretutto di successo, pare non essere più una prerogativa dell’azienda (negli ultimi cinque anni soltanto due produzioni). Il sostentamento della Filmauro, però, deve potersi avvalere di una fonte certa ed affidabile.

Sarebbe più giusto riconoscere, dunque, che il Napoli (e non Napoli) e De Laurentiis si siano salvati a vicenda, incontrandosi a metà di una strada dall’incerto cammino.

Gennaro Albolino

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