Antonio Conte e l’Europa, storia di fallimenti e di un amore mai nato

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La storia di Conte in Europa non riserva troppe soddisfazioni al tecnico. Tra rimpianti e lacune di gioco si assestano le colpe di Antonio.

Antonio Conte e l’Europa, storia di fallimenti e di un amore mai nato

È stato dunque il Milan a qualificarsi nella tesa serata del (New) White Hart Lane. I rossoneri, forti del successo dell’andata, sono riusciti ad accompagnare il pareggio a reti bianche sino allo scadere. Una prova che ha convinto sia per disposizione tattica che, soprattutto, per atteggiamento. I milanesi hanno mostrato di saper reggere ottimamente pressioni e campo (e che campo…), riuscendo a gestire il risultato senza particolari sussulti.

In tal senso, la gara degli inglesi è stata a dir poco deludente. Potendo sfruttare il fattore ambientale, essi erano chiamati ad una rimonta che, considerando valori tecnici ed investimenti, pareva quasi obbligata. I padroni di casa hanno però dato dimostrazione di un atteggiamento ‘molle’, poco aggressivo e mai realmente pericoloso. Il Tottenham conclude una Champions in cui non ha mai brillato davvero, e che conferma un dato che assurge ad una certa storicità. L’Europa, infatti, si testimonia terreno ostile per Antonio Conte.

Uno storico infelice

A Londra si è consumata l’ennesimo disastro internazionale della gestione Conte. Non è una esagerazione. Il tecnico pugliese ha sempre usufruito di gruppi (molto) più che validi. Eppure, la maggior parte delle esibizioni europee dell’ex Juve sono terminate prematuramente, oltre che allietare poco per gradevolezza di gioco. Si è detto ennesimo, difatti, perché lo storico europeo di Conte – tra Champions ed Europa League – vanta soltanto insuccessi. Alcuni precoci, altri particolarmente scottanti, ma tutti senza gioie finali.

Ciò nondimeno, la prima esperienza del leccese in Europa fu alquanto apprezzabile. Una Juventus non certo costruita per ambire alla Coppa dalle grandi orecchie era riuscita a raggiungere le prime otto della massima competizione europea. I dolori cominciano l’anno seguente. Ai gironi la sua Juve va malissimo, vincendo una sola partita. Retrocede in Europa League, con la ghiotta occasione della finale allo Stadium e la possibilità di fare valere la rosa tra le più attrezzate della competizione.

I sogni di gloria si infrangono, però, contro un Benfica al solito appuntamento con la maledizione ‘Guttmann’. Una semifinale poco convincente spedisce i bianconeri lontano dal trofeo. È la prima, vera, delusione internazionale di Antonio. L’occasione sembrava poter propiziare un destino già scritto per la squadra piemontese ma, ad un passo dal traguardo e col fervore del successo ormai ai limiti del contenibile, la Juventus non riesce a prevalere sui lusitani. Un rammarico che sarà cocente, ma destinato a ripetersi.

Nella stagione 2017/2018 torna a far visita alla Champions. Questa volta il tecnico gode di una rosa costruita per i grandi scopi. Il club londinese riesce a superare il girone della morte con Roma ed Atletico al secondo posto. L’avventura europea con i Blues, però, si interrompe anzitempo. Il Barcellona fa un sol boccone, agli ottavi, dei londinesi, nonostante le aspettative sugli uomini di Conte fossero elevate.

Nel 2019 arriva all’Inter con la missione di guidare il club ai fasti che gli spettano. La campagna acquisti aggrada – ancora una volta – le dispendiose ambizioni di Conte. Il trasferimento di Lukaku è un cult che mostra sin da subito la sua prolificità. Il girone di Champions è duro, Borussia e Barcellona sono avversari davvero ostici. L’Inter ha, però, il dovere di farsi valere. I nerazzurri mostrano, tuttavia, una certa carenza sul piano del gioco, ed il terzo posto a sette punti può soltanto confermarlo.

Poco male, la storia si ripete e l’allenatore nerazzurro si fionda sulla più accessibile Europa League. La rosa dei nerazzurri, d’altronde, è tra le migliori, se non la migliore assieme allo United. Il cammino dei milanesi è in discesa, e si spalancano le porte della finale contro il Siviglia. Ciononostante, anche contro gli spagnoli gli interisti confermano le carenze di cui sopra. Prima finale persa, e trofeo europeo che sfuma.

Nella stagione successiva l’Inter riesce nell’impresa di superare il peggiore degli auspici nei fatti. Antonio Conte ha potuto godere, anche in questa sessione, del benestare di Marotta. La squadra è tra le principali candidate per il raggiungimento dei quarti. I milanesi escono anche questa volta ai gironi, con l’aggravante di una minore competitività, e dell’ultimo posto.

Antonio Conte e l’Europa, storia di fallimenti e di un amore mai nato

”Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” diceva Agatha Christie. La storia di Antonio Conte in Europa non può avvalersi soltanto di casualità e contingenze. I demeriti del tecnico sono evidenti, a maggior ragione tenendo conto dello spessore dei club che ha avuto la fortuna di guidare. Le sue squadre pagano lo scotto di un sistema che, di adeguarsi al calcio internazionale, proprio non vuole saperne. È l’infruttuosità di un calcio che, oltre i confini nazionali, non può essere destinato ad andare lontano.

La gara contro il Milan è la più lampante esemplificazione dell’espressione (ed efficacia) del calcio Contiano nei palcoscenici europei. Poche idee, ma soprattutto prevedibili, in un collettivo che fatica ad operare coralmente. Oltretutto, è la lentezza della comunicazioni tra i reparti ad avvantaggiare gli avversari. Inoltre, le squadre di Conte paiono soffrire l’intensità di avversari internazionali. Uno dei motivi, oltre la scarsa abitudine al fraseggio che costringe il gruppo a sorbire quello avversario, può risiedere nel modulo.

L’allenatore pugliese è ormai granitico nella convinzione della difesa a tre. Il problema, però, è che il trio difensivo (tutto all’italiana) soffre la veemenza delle squadre europee perché, essendo soltanto tre in retroguardia, è necessario che scendano i quinti per meglio impattare con l’offensiva vivace delle contendenti europee. Ne consegue una minore incisività e spinta della manovra, ed un baricentro che fatica ad alzarsi. Proprio la proposta offensiva, e la sua fluidità, è tra i punti deboli delle squadre di Conte in ambito internazionale.

‘Si può dare di più’ cantavano Ruggeri, Morandi e Tozzi (evidente vena artistica quest’oggi). Anche Conte farebbe bene a dare di più. Nessuno mette in discussione le capacità tecniche di quello che sa essere un divoratore di campionati. L’Europa, però, è la laurea del calcio, ed un tecnico come Antonio è ancora atteso all’ultimo esame.

Gennaro Albolino

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