Lecce, il merito del lavoro targato Pantaleo Corvino e Marco Baroni

Lecce Corvino Baroni

Il Lecce è protagonista di una grande stagione nella massima serie, un percorso di risultati frutto del lavoro sapiente di Corvino e Baroni.

Lecce, il merito del lavoro targato Pantaleo Corvino e Marco Baroni

Nell’anticipo del sabato un Lecce corsaro e piacevole ha saputo imporsi anche a Cremona. Il successo è stata una logica conseguenza della grande partita dei salentini, una vera nota lieta di questo campionato. La stagione del Lecce, infatti, si caratterizza per un percorso sin qui ottimale e promettente per gli auspici di permanenza dei pugliesi. Prestazioni che si alternano tra l’efficace e il godibile, accompagnate da numeri incoraggianti. Dati che consentono ai leccesi di godere di una stagione dalle sicure soddisfazioni. Un progetto tecnico solido ma soprattutto prolifico di risultati, i cui meriti andranno divisi tra i veri protagonisti del cammino giallorosso.

Saranno stati in pochi ad attendersi un Lecce relativamente tranquillo a febbraio. Eppure i meriti del campo (e non solo) hanno potuto attestarne le velleità. La classifica pone – attualmente – i salentini in quattordicesima posizione, a pari punti con la Juventus (per chiaro effetto della penalizzazione) ed a sole tre lunghezze dalla metà sinistra del tabellone. I punti sopra la zona retrocessione sono ben dieci. La sensazione è che non sia mai stato un problema riguardante i leccesi, dopotutto neopromossi della stagione in corso. Le previsioni davano i leccesi come contendenti la salvezza punto a punto, se non a fatica quantomeno in una lotta serrata con le avversarie.

Il campionato, invece, ha riservato un piazzamento che consente alla squadra il godimento sportivo della massima categoria. Un risultato frutto del lavoro sapiente e proficuo di un allenatore che, sottotraccia e senza la risonanza che forse meriterebbe, sta dimostrandosi l’architetto perfetto del mosaico leccese. Giunto in Serie A assieme a Monza e Cremonese (e forte del primato di categoria), il Lecce è l’unico dei tre succitati club a non essere ricorso al cambio di direzione tecnica. Il merito e le capacità di Baroni, infatti, sono state evidenti sin da subito.

La squadra ha infatti dimostrato una solidità e compattezza notevoli. La difesa salentina, con 24 reti subite, si pone difatti come la migliore del lato destro del tabellone. Soprattutto costituisce la settima di tutta la Serie A. Risultati evidenti e facilitati dall’ordine difensivo che contraddistingue l’efficacissimo reparto arretrato leccese, che sicuramente si giova della sapienza tattica del suo allenatore. Lo stesso ordine che si fa piacevole consuetudine anche nella costruzione di gioco. I pugliesi si contraddistinguono, infatti, anche per una apprezzabile pulizia di gioco e di uscita, con la giusta dose di fantasia in attacco e nella costruzione offensiva. Il lavoro, spesso, paga, e Baroni ne è una piacevole testimonianza.

Lecce, il merito del lavoro targato Pantaleo Corvino e Marco Baroni

Tuttavia, conferire la totalità dei riconoscimenti soltanto al tecnico rischierebbe di tacciare tale analisi di incompletezza. I meriti andrebbero sicuramente distribuiti anche a chi, tra le caotiche stanze del cinico mercato calcistico, riesce a fornire alla squadra un organico dalla resa sicura e qualitativa. Responsabile dell’area tecnica leccese dall’estate del 2020, Pantaleo Corvino è davvero il fattore aggiunto del club.

Seppur giunto dalla serie cadetta insieme con la Cremonese, il club pugliese ha il merito di essersi attrezzato in modo egregiamente adeguato alla massima serie, con un conseguente divario con i grigiorossi tanto evidente da indurre a credere di non trattarsi di due neopromosse. Porre paragoni con il Monza sarebbe tanto fallace quanto scorretto. I brianzoli godono delle ingenti finanze di una proprietà solida come quella del presidente Berlusconi, con la possibilità di attingervi qualora il campo possa allarmare progettualità e risultati. Forte di un apporto economico sicuramente inferiore, di Corvino è il trionfo del lavoro e delle idee, che fa delle capacità maturate nel tempo un fattore saliente della sua gestione.

Citare Umtiti (giunto in Salento con un vero e proprio blitz) come esemplificazione della costruzione di una rosa dall’ sarebbe operazione troppo semplice. Sono tanti, infatti, i colpi che, accolti per lo più nell’indifferenza generale, si sono rivelati essere solide intuizioni. Tra questi meritano una menzione speciale Baschirotto e Strefezza. Esempio eccellente della straordinaria capacità di Corvino di pescare (anche) in B, i due calciatori appena citati hanno sorpreso tutti per il loro notabile impatto con la Serie A, arricchendo già i taccuini dei dirigenti delle top italiane. Hjulmand, inoltre, si è rilevato un acquisto dalla solidità e costanza di resa notevoli.

Il colpo colombo, poi, richiede una lungimiranza ed una fiducia nel giovane talento che manca a molti colleghi (ritenuti) più illustri. Seppur sinora deludente, anche Assan Ceesay è operazione che merita assoluto rispetto. L’attaccante giungeva dallo Zurigo dopo una stagione prolifica in Svizzera, e che faceva del gambiano una promessa invitante.

A Pantaleo Corvino non manca di certo il senso della progettualità. Dall’alto della sua rispettabile carriera il dirigente leccese ha saputo più volte distinguersi nella gestione dei diversi club, con il merito di risultati tanto riconoscibili quanto fruttuosi. Intuito e genialità, poi, sono caratteristiche che ben accompagnano le capacità osservative del Ds salentino. La storia dei grandi colpi di Corvino parla da sé, da Jovetic a D’Agostino, passando per Toni, Bojinov e Vucinic.

Un progetto lungimirante, dunque, che consente al percorso leccese di arricchirsi di onori e risultati. Due i grandi protagonisti di una bella storia di calcio. Perché il Lecce è una storia che a noi piace, e che siamo convinti faccia bene ad un sistema malato. L’esempio migliore di come si possa, e si debba far calcio.

Gennaro Albolino

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