Arbitri e Var: la gelosia paranoide e l’antipatia contro la tecnologia

Arbitri e Var, polemiche infinite

Gli errori si susseguono e le polemiche montano, ma se gli arbitri consultassero più frequentemente il Var, forse, ci sarebbero meno problemi.

Arbitri e Var: la gelosia paranoide e l’antipatia contro la tecnologia

Tanti i 'casi Var' provocati da arbitri 'gelosi'
Tanti i ‘casi Var’ provocati da arbitri ‘gelosi’

Si susseguono le giornate di una Serie A che riprende – finalmente – a pieno ritmo, e si succedono le polemiche. I turni di campionato sono accompagnati con (in)stancabile ripetitività da dibattiti infiniti su quelli che un tempo avremmo definito ‘episodi da maviola’. La rottura col passato di un campionato lacerato da scandali e torti indicibili (nel passato, certo) sta esattamente nello sviluppo di una vera e propria moviola, più propriamente detta Var (Video Assistant Referee). L’utilizzo di un supporto visivo dovrebbe indurre il direttore di gara ad una direzione di gara più ottimale e ‘pulita’ possibile. Invece, a metà tra l’inconcepibile ed il grottesco, si è riusciti a costruire una sistematica precarietà di giudizio, tanto da suggerirne l’appellativo di ‘casi da Var’.

Di eventi che hanno alimentato ire ed animate disquisizioni se ne potrebbero annoverare decine. Milan-Fiorentina, Juventus-Verona ed il discusso contatto Dumfries-Alex Sandro della scorsa stagione sono solo alcuni celebri esempi di ‘casi’ vissuti, in molte occasioni, dalle tifoserie come veri e propri ‘scippi’. Tuttavia, il poema epico sulla casistica ricorrente non attiene ai propositi di analisi volte ad esaminarne le modalità decisionali generali. Ciò che accomuna, infatti, i precedenti episodi, e tutti quelli che in passato hanno turbato la quiete dei salotti calcistici e dei comuni tifosi, è l’impostazione di un parametro valutativo alquanto discutibile. L’applicabilità del VAR, infatti, prevede una utilizzabilità strettamente legata al concetto di ‘chiaro ed evidente errore’.

Arbitri e Var: la gelosia paranoide e l’antipatia contro la tecnologia

Arbitri e Var, polemiche infinite
Arbitri e Var, polemiche infinite

Ciò induce il direttore di gara, e gli assistenti in sala Var, a ricorrere al supporto visivo solo quando si determini un errore oggettivo nella decisione. Pertanto, tutto l’ampissimo ventaglio dei cosiddetti ‘episodi al limite’ abbandona il tifoso al timore di una scelta presa a caldo, in cui quasi mai si vedranno i giudici di gara consultare il Var per verificarne la bontà. Ciò abbandona i suddetti episodi nel limbo atavico dell’incertezza di giudizio (divisiva quanto mai) e della stucchevole polemica.

Eppure per scagionare il dubbio dagli animi inquieti di opinionisti e (soprattutto) tifosi basterebbe poco. Se gli arbitri consultassero con maggiore frequenza e, anzitutto, disponibilità la ‘video-assistenza’ potremmo acquietarci sulla bontà soggettiva delle scelte arbitrali. Una presenza più assidua del giudice di gara dinanzi il monitor, magari, ridurrebbe il tempo di gioco (non sarà mai troppo tardi per introdurre il tempo effettivo), ma garantirebbe allo spettatore una assunzione di piena coscienza ed analisi delle proprie scelte da parte dell’arbitro.

Peggio ancora quando non si attende il completamento dell’azione, che pure è una sana consuetudine degli ultimi anni. È accaduto a Cremona ed a Monza, quando la smania ansiogena dell’arbitro ha interrotto azioni al punto di concretizzarsi in gol e, nemmeno a dirlo, per decisioni più che discutibili (a Monza l’apoteosi del disastro).

Eppure il mondo arbitrale italiano è in piena rivoluzione generazionale. Nuovi arbitri subentrano ad altri ben più temprati (ed in qualche caso anche stimati). Ragion per cui, non essendo ancora, tali nuovi interpreti, dei fenomeni assoluti, non sarebbe meglio affidarsi con maggiore frequenza al Var?

Le malizie (e le sensazioni) suggeriscono che gli arbitri cadano preda di un raptus persecutorio. A metà tra il protagonismo e l’ostinazione, i direttori di gara si ancorano al personale giudizio, quasi schiavi della bramosia di una autorità secolare. Sicuramente una supposizione tendenziosa, che come ogni altra nasconde soltanto un pizzico di verità. Magari è più probabile si tratti di incongruenze circostanziali.

Resta l’atteggiamento quasi snobbistico nei confronti dell’ausilio visuale, che produce danni ragguardevoli. Ogni dichiarazione post-partita è uno sfogo intossicato dalle discordie di presunti torti arbitrali (molte volte funzionale a mascherare latenze di dovizia tattica). Gare potenzialmente spettacolari vengono letteralmente condizionate e compromesse. Soprattutto la giustezza ed il merito di una competizione intera subiscono un notevole impoverimento.

Pertanto, ci si chiede perché non affidarsi ad uno strumento tanto importante ed utile come il Var. Gli errori si ridurrebbero al minimo, e con essi anche le polemiche. La domanda è destinata, per ora, ad abbandonarsi senza una risposta, nonostante la semplicità che denota. L’Italia, d’altra parte, non è il Paese delle cose semplici.

Gennaro Albolino

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