Società ed istituzioni contro i tifosi: quanto è limitato e quanto manca il tifo organizzato a Napoli

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È ormai da un pezzo che continua una “battaglia” da parte del tifo organizzato a Napoli contro le istituzioni e contro la società. È da tantissimi anni che i supporters azzurri non sono più liberi di tifare. Prima del Covid, la società impone delle regole all’interno dello Stadio – allora il San Paolo – che non permette ai tifosi di creare la consueta atmosfera calda che nasceva in ogni singola partita. Partendo dalla meno importante, fino ad arrivare alle sfide in Champions contro squadre come Manchester City, Real Madrid e Barcellona. Il divieto di utilizzare torce, l’imposizione e la rigidità per l’assegnazione dei posti e le multe effettuate a profusione, hanno fatto sì pian piano, che gli ultras azzurri limitassero fino al midollo il loro tifo.

Ancor prima della chiusura degli stadi, l’unica possibilità che avevano i tifosi era quella di cantare, ma attenzione. Il rispetto rigoroso del posto – richiesto soprattutto anche dall’inizio di questo campionato – non permette ai gruppi di essere uniti. Considerando che, per poter creare un’atmosfera surreale, vi è il bisogno di essere vicini e compatti, questa regola inibisce la possibilità di sostenere la squadra oltre il novantesimo.

Società ed istituzioni contro i tifosi: quanto è limitato e quanto manca il tifo organizzato a Napoli

Fino ad ora, solo contro il Verona, una parte del tifo organizzato è riuscito ad entrare nel settore inferiore. Una mancanza di riconoscenza da parte della società nei confronti di chi fa chilometri e chilometri per sostenere la propria squadra anche nelle trasferte più lunghe ed ardue. In ogni singolo stadio d’ Italia non c’è alcuna imposizione che vieti loro di sostenere. Anche perché il punto numero 6 del “Regolamento d’uso dell’impianto” è una norma in vigore in tutti gli stadi della penisola italiana, ma solo al Maradona viene messo in atto. Il connubio società-istituzioni sta limitando il dodicesimo uomo in campo. In molti ricorderanno le dichiarazioni di Yaya Tourè: “al San Paolo mi tremavano le gambe, dopo l’inno capii in che guaio ci eravamo messi”. Oppure le ultime di Sorrentino: “al gol di Diawara, l’erba del San Paolo tremava, non ho mai vissuto una cosa del genere”.

Queste due affermazioni possono far capire l’importanza dei gruppi che, oltre ad incitare la squadra nei momenti più bui (e non solo) riescono ad “intimorire” gli avversari. Sia chiaro, trasmettere alla squadra ospite una sensazione di timore (esclusivamente in termini calcistici) può aiutare la squadra di casa a raggiungere l’obiettivo principale: la vittoria. Soprattutto in questo avvio di stagione, in cui il Napoli è al vertice della classifica, un aiuto da parte delle curve di certo non guasterebbe. Questo potrebbe essere un motivo in più per giocare ancora meglio e per reagire, con la spinta del pubblico, ai gol degli avversari. Bisogna sottolineare che i tifosi, in un primo momento, hanno accettato e rispettato le regole Covid. Ma tutto ciò è stato ingigantito dal rigido regolamento stilato dagli organi di sicurezza.

Il grido dei tifosi: “Liberi di tifare”

Un vero e proprio eccesso che ha spinto i supporters azzurri a non entrare nell’impianto di Fuorigrotta. La domanda che tutti si pongono è se veramente il tifo azzurro si meriti tutto ciò: l’obiettivo – almeno sembra – è quello di limitare, se non eliminare, chi da sempre c’è stato per questa maglia, anche negli anni del fallimento. L’auspicio è sicuramente quello di rivedere i gruppi organizzati nei posti da dove tutto è nato, senza alcuna limitazione rigida. Un Maradona al completo, una coreografia e anche un singolo coro, potrebbero fare la differenza nel percorso degli azzurri. Un grido all’unisono dei tifosi: “liberi di tifare” è il motto che portano avanti da più di due anni.

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