L’analisi del percorso dell’Italia in Euro2020: dal baratro al tetto d’Europa

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ITALIA EURO2020 – L’Italia è campione d’Europa dopo cinquantadue anni. La non convocazione ai mondiali nel 2018, con a capo Ventura, ha gettato gli azzurri nel baratro più totale da ogni punto di vista: calcistico, economico e sociale. Una caduta di una Nazionale intera che, dopo tante prestazioni negative, ha condizionato i tifosi ad allontanarsi dal calcio italiano. Con l’arrivo di Roberto Mancini tutto è cambiato. Un gruppo coeso, che ha iniziato un’avventura nel 2018 ed è riuscito a portare a casa, dopo “mille peripezie”, un titolo europeo. Euro2020 era programmato per l’estate scorsa, ma a causa della pandemia è stato rimandato. Il C.t. Mancini, allora, non si è mostrato per nulla preoccupato, affermando: “E’ più importante la salute, gli europei li vinceremo il prossimo anno”. E così è stato. Perseveranza, ambizione e qualità hanno portato gli azzurri ad alzare la Coppa a Wembley, proprio nel Paese dell’avversaria finalista.

Il percorso in Euro2020 dell’Italia

La fase a gironi

ITALIA EURO2020 – Gli azzurri vengono inseriti nel gruppo A insieme a Galles, Svizzera e Turchia. L’Europeo inizia col botto: sei gol in due partite contro Turchia e Svizzera. Entrambi i match, finiti 3-0, hanno ‘iniettato’ una grande dose di fiducia nei calciatori e nello staff. Infatti, con la vittoria di misura contro il Galles (1-0), la squadra di Mancini passa prima nel girone a punteggio pieno, con zero gol subiti e sette gol fatti. Agli ottavi di finale si presenta l’Austria, una squadra compatta che però non riesce a fermare gli azzurri nonostante una buona prestazione: 2-1 e si vola ai quarti.

Dai quarti alla semifinale

Una tra Portogallo e Belgio è pronta a sfidare gli azzurri: la squadra di Martìnez ha la meglio su Ronaldo, ma non su Insigne e compagni. Infatti, la partita termina 2-1 e gli azzurri volano in semifinale grazie ad un gran gol di Barella ad inizio partita, ed al tiro a giro del numero dieci. La penultima partita del torneo è contro la Spagna. Una squadra che non è riuscita ad esprimere il massimo in tutta la competizione ma che, contro l’Italia, ha dimostrato ancora di essere una top. Possesso palla, qualità e gioventù hanno permesso ai tifosi di essere speranzosi per il futuro. Ma anche qui la storia non cambia: la partita termina ai rigori (5-3) e Jorginho, che spiazza nettamente il portiere, calcia il rigore decisivo e porta gli azzurri in finale.

La finale

L’11 luglio, alle ore 21:00 inizia la partita tra Italia e Inghilterra. Cinquantotto mila tifosi inglesi contro sei mila italiani. La sfida si disputa a Londra e l’avversaria degli azzurri gioca praticamente in casa. Un gol a freddo di Shaw ‘congela’ gli italiani che fanno fatica a reagire. Ma con lo scorrere dei minuti, la squadra di Mancini inizia a padroneggiare. E così che arriva il gol di Bonucci da calcio d’angolo che pareggia i conti al 67′. Il risultato della partita rimane invariato, si arriva dunque ai rigori. Il tutto viene deciso dagli undici metri: gli inglesi sbagliano tre rigori consecutivi e dopo l’errore di Jorginho, Donnarumma regala il trofeo alla Nazionale. Il popolo è in festa, le piazze si riempiono e ogni tipo di differenza tra Nord e Sud – molto spesso esternata – si cancella. L’unione di sessanta milioni di persone è più percepibile del solito.

Cosa c’è dietro al successo azzurro

ITALIA EURO2020 – Dietro al successo azzurro ci sono numerosi elementi. La prima figura da menzionare è proprio il c.t. Roberto Mancini, il quale è riuscito a creare un grande gruppo, coeso e ambizioso. Dapprincipio la mentalità. Un gruppo che ha dato l’impressione ad una Nazione intera che non fosse formato da semplici professionisti, ma da amici e fratelli che insieme hanno iniziato un percorso durato circa un mese (europeo, ndr), anzi, tre anni. Perché da quando il tecnico azzurro è arrivato sulla panchina italiana tutto è cambiato. La squadra è riuscita ad avere una propria identità di gioco, la scelta dell’assetto tattico ricade sul 4-3-3, modulo che sembra essere più conforme alle caratteristiche dei convocati. Nessuno è di minore importanza nel gruppo: dal primo all’ultimo, tutti vengono considerati fondamentali e necessari per ogni partita. I tanti riti scaramantici, gli scherzi tra i calciatori e le tante canzoni intonate prima e dopo le partite hanno fatto sì che gli azzurri si “stringessero a coorte” più forte che mai. Dal diario di bordo di Matteo Pessina, fino al rito scaramantico del pullman degli azzurri che vede “dimenticarsi” Gianluca Vialli, per poi farlo salire a bordo solo dopo pochi minuti. Un video mostra come Mancini, prima della finale, fornisce alcune spiegazioni tattiche ai calciatori, ma ad un certo punto il tecnico si ferma e dice: “Io non ho niente da dire, siamo noi padroni del nostro destino”. Una frase che vale più di mille indicazioni tattiche.

L’aspetto tecnico-tattico

ITALIA EURO2020 – Oltre al lato umano, c’è anche e soprattutto quello tecnico-tattico da considerare e mettere in evidenza. L’equilibrio trovato da Mancini con il 4-3-3-, come già affermato, è stato fondamentale. In porta, Gigio Donnarumma è stato premiato come miglior giocatore di Euro2020, con tre rigori parati e quattro gol subiti in sette partite. Sono stati numerosi i salvataggi e le parate del neoportiere del Psg. In difesa, la coppia Chiellini-Bonucci è stata decisiva per tanti fattori: uno su tutti sulla mentalità della squadra. Una coppia che, dopo tantissimi anni di convivenza, ha dimostrato di essere una delle migliori al mondo, se non la migliore. L’abilità nell’impostare il gioco dal basso di Leo, la ‘cattiveria’ agonistica e le numerose chiusure difensive di Chiellini hanno permesso all’Italia di avere la seconda difesa più forte del torneo. Gli esterni, Di Lorenzo, Florenzi, Emerson e Spinazzola hanno disputato un europeo più che sufficiente. Il migliore, tra i sopracitati è stato senza dubbio il terzino della Roma, che a causa di un infortunio al tendine d’Achille non è riuscito a disputare le ultime due gare.

Il centrocampo e l’attacco

A centrocampo, il giocatore da cui ci si aspettava molto di più è stato Barella: nonostante ciò, ha segnato il gol che ha sbloccato il match contro il Belgio. Jorginho, candidato al pallone d’oro, è stato uno dei migliori giocatori del torneo, in grado di recuperare palloni e smistare la palla con estrema tranquillità. Insomma, come Lorenzo De Medici ha rappresentato l’ago della bilancia della politica italiana nella seconda metà del Quattrocento, anche Jorginho ha rappresentato ciò per gli azzurri. Anche Verratti, con i numerosi interventi in scivolata e la meravigliosa tecnica mostrata, ha contribuito nel successo azzurro. Locatelli e Pessina sono stati dei jolly che Mancini ha saputo sfruttare al meglio: entrambi hanno segnato due gol. In attacco, Lorenzo Insigne e Federico Chiesa sono stati i più determinanti. Entrambi sono andati in gol due volte, ma quello che ha fatto la differenza sono state le prestazioni e le occasioni da gol create. Il punto più debole è stato l’attaccante centrale. Infatti, Ciro Immobile ha segnato due gol nei gironi, per poi “scomparire” nelle partite decisive. Berardi e Bernardeschi sono stati decisivi soprattutto dal dischetto: entrambi hanno segnato due rigori. Insomma, qualità, quantità e tecnica, abbinati a passione, umiltà e competenza, hanno fatto sì che gli azzurri salissero sul tetto d’Europa per la seconda volta nella storia.

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